Bastano pochi secondi perché una situazione normale diventi un’emergenza.
Un bambino sta mangiando, sta giocando con un piccolo oggetto. Tutto sembra tranquillo.
Poi qualcosa cambia.
È proprio in momenti come questi che può emergere una delle paure più grandi per un genitore o per chiunque si occupi di un bambino: non sapere cosa fare.
Quando si verifica un’ostruzione delle vie aeree, infatti, non è il momento di cercare una risposta sul telefono, provare a ricordare qualcosa visto online o affidarsi all’istinto.
È il momento di agire nel modo corretto.
Per riuscire a farlo, bisogna essersi preparati prima.
Sapere cosa fare cambia tutto
Quando parliamo di sicurezza dei bambini, siamo abituati soprattutto a pensare alla prevenzione: prestiamo attenzione agli oggetti che possono mettere in bocca, scegliamo alimenti adatti alla loro età, controlliamo ciò che hanno intorno e cerchiamo di eliminare i possibili pericoli.
Sono attenzioni fondamentali.
Prevenire non significa, però, poter escludere completamente un’emergenza.
Può accadere nonostante tutte le precauzioni ed è in quel momento che la preparazione di chi si trova accanto al bambino diventa essenziale.
Riconoscere ciò che sta succedendo, distinguere una situazione che richiede un intervento da una che deve essere gestita diversamente, sapere quando e come intervenire e quando attivare i soccorsi sono competenze che non dovrebbero essere affidate all’improvvisazione perché in emergenza fare qualcosa non equivale necessariamente a fare la cosa giusta.
“Io credo che saprei cosa fare”
Probabilmente molti di noi hanno visto almeno una volta un video sulle manovre di disostruzione pediatrica.
Magari abbiamo letto un’infografica, seguito un tutorial o osservato qualcun altro eseguirle.
Può nascere, anche involontariamente, la sensazione di aver capito ma comprendere un gesto guardandolo e saperlo eseguire correttamente in una situazione di forte tensione sono due cose molto diverse.
Quando siamo spaventati, la nostra capacità di ragionare lucidamente può cambiare. Azioni che sembravano semplici diventano improvvisamente meno immediate e ricordare una sequenza osservata molto tempo prima può non essere così facile.
Per questo la formazione pratica ha un valore differente: permette di conoscere le procedure corrette, comprenderne la logica e provarle in un contesto sicuro, sotto la guida di una persona competente.
L’obiettivo non è trasformare genitori, nonni, educatori o caregiver in professionisti dell’emergenza.
È dare loro strumenti corretti da utilizzare qualora ce ne fosse bisogno.
Prima di intervenire bisogna saper riconoscere
Uno degli aspetti più importanti della formazione riguarda proprio la capacità di comprendere ciò che sta accadendo.
Non tutte le situazioni sono uguali e non ogni episodio richiede le stesse azioni.
Di fronte a un bambino in difficoltà, la paura può portarci a voler intervenire immediatamente ma proprio per questo è fondamentale conoscere quando una manovra è indicata e quando non lo è.
La formazione serve anche a questo: sostituire l’azione dettata dal panico con un comportamento appreso e consapevole.
Non significa eliminare la paura ma avere qualcosa a cui affidarsi anche quando la paura c’è.
Il problema delle informazioni trovate online
Oggi abbiamo accesso a una quantità enorme di informazioni ed è un’opportunità straordinaria, soprattutto quando ci aiuta a diventare più consapevoli.
In materia di primo soccorso, però, esiste una differenza sostanziale tra informarsi e formarsi.
Un contenuto online può sensibilizzarci, farci comprendere l’importanza di un tema e spingerci ad approfondirlo.
Non dovrebbe però indurci a pensare che guardare alcune immagini o leggere delle istruzioni equivalga automaticamente a possedere una competenza pratica.
In un corso, invece, c’è la possibilità di vedere le manovre eseguite correttamente, esercitarsi, ricevere indicazioni e correggere eventuali errori.
Proprio la pratica è capace di trasformare un’informazione in qualcosa che possiamo essere maggiormente preparati a utilizzare.
Non serve aspettare di diventare genitori
Quando pensiamo alla disostruzione pediatrica, i primi destinatari che ci vengono in mente sono comprensibilmente mamme e papà.
Ma intorno a un bambino ci sono molte persone: nonni, zii, babysitter, educatori, insegnanti, allenatori. Sono tutte persone che, per lavoro o semplicemente nella quotidianità, trascorrono del tempo con bambini e ragazzi.
Sapere come comportarsi di fronte a un’emergenza può quindi essere utile a chiunque si prenda cura di loro.
E c’è un aspetto importante: non dobbiamo necessariamente aspettare che un’emergenza ci riguardi personalmente per decidere di prepararci.
La prevenzione più efficace avviene prima.
Prepararsi non significa vivere nella paura
Parlare di emergenze pediatriche può generare preoccupazione.
Eppure lo scopo della formazione è esattamente l’opposto: conoscere non significa aspettarsi che qualcosa di grave accada ma sapere che, qualora accadesse, non ci troveremmo completamente privi di strumenti.
È lo stesso principio che applichiamo in molti altri ambiti della sicurezza: impariamo determinate procedure sperando di non doverle mai utilizzare.
Prepararsi non alimenta la paura. Può aiutarci a gestirla.
Ci sono cose che è meglio imparare prima di averne bisogno
Al Centro Crescendo crediamo che prendersi cura significhi anche mettere le persone nelle condizioni di sentirsi più consapevoli e preparate nella vita quotidiana.
È con questo spirito che nasce il corso di disostruzione pediatrica, che si terrà sabato 26 settembre presso gli spazi del Centro Crescendo e sarà poi replicato il 3 ottobre ad Ascoli Piceno, presso i locali Up! Laboratori di Comunità, in collaborazione con Pagefha.
Un’occasione per apprendere attraverso la guida di una professionista, fare pratica e acquisire strumenti che speriamo non debbano mai essere utilizzati ma che è importante conoscere perché ci sono situazioni nelle quali possiamo concederci il tempo di capire, informarci, chiedere consiglio.
Poi ce ne sono altre nelle quali quel tempo non c’è.
È per queste ultime che vale la pena prepararsi prima, non per vivere pensando all’emergenza, ma per poter continuare a vivere la quotidianità con una consapevolezza in più.
Quando si tratta della sicurezza di un bambino, sapere cosa fare può fare la differenza e, in alcune situazioni, può contribuire a salvare una vita.




